‘Writ in Water’ [Scritto nell’acqua], un manoscritto di Stella Gibbons in mostra alla Keats-Shelley House.

23 Ottobre 2013

Stella Gibbons (1902 – 1989), autrice britannica rispettata dalla critica, oltre che poetessa e giornalista, è una dei tanti ammiratori moderni di John Keats. La Gibbons riscosse un enorme successo con La fattoria delle magre consolazioni (1932), una parodia delle storie d’amore tristi e provinciali allora molto in voga e che avevano avuto il loro apogeo qualche decennio prima con i romanzi di Thomas Hardy. Il suo spirito sagace e una lingua affilata contribuirono al successo immediato del libro, spesso citato come il suo capolavoro. Le parole di Keats ispirarono fino all’ossessione la Gibbons, che lo citò più volte nel corso della sua lunga carriera (scrisse trentadue opere). In apertura al suo secondo romanzo Bassett (1933) la Gibbons riprese infatti una frase che il poeta aveva scritto in una lettera del 1817 indirizzata a Benjamin Bayley: “Non sono sicuro di nulla se non della sacralità degli affetti del cuore”.

Le parole di Keats continuarono a stimolare la Gibbons, che nel 1980 compose un poema intitolato “Scritto nell’acqua”. L’ispirazione fu presa dall’ambiguo e spesso controverso epitaffio di Keats: “Qui giace uno il cui nome fu scritto nell’acqua”, commissionato dal poeta stesso per la sua lapide al Cimitero Acattolico di Roma. Il pezzo fu pubblicato una sola volta in un’antologia dal titolo Poeti occasionali (1986), a cura di Peter Adams.

Questo raro artefatto è giunto ora alla Keats-Shelley House per testimoniare l’influenza enorme che l’opera di Keats ha avuto sugli scrittori moderni. “Scritto nell’acqua”, acquistato nel 2013, ha l’onore di essere esposto accanto al manoscritto che Jorge Luis Borges, un altro autore del Novecento affascinato da Keats, scrisse prima di comporre il suo famoso saggio dedicato all’”Ode all’usignolo”. In mostra sono presenti anche libri e manoscritti degli scrittori dell’Ottocento che furono maggiormente influenzati da Keats (tra questi lo stesso Shelley, Oscar Wilde, Elizabeth Barrett-Browning e Walt Whitman). In “Scritto nell’acqua”, uno degli ultimi pezzi composti prima della sua morte, la Gibbons ha sviluppato il tema dell’acqua in tutte le sue qualità misteriose, antiche e portatrici di vita, riflettendo così un’ossessione imperitura dello stesso Keats.